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E’ dolorosa la depilazione intima?
Una giornata di lavoro
Era da un po’ di tempo che facevo quel lavoro e di voci e storielle ne avevo sentite, o scusate, il mio impiego è di andare a riparare tutti gli oggetti e accessori venduti dai miei colleghi e in particolare tutti quelli di cucine e bagni ma torniamo all’inizio; vi dicevo che ne avevo sentiti molto di anediti su quel lavoro, colleghi che mi dicevano di aver incontrato vere ninfomani, altri di donne che lo facevano apposta a rompere i nostri prodotti per avere una nostra riparazione speciale, ma io non volevo credere a tutte quelle storie fino a che un giorno… Leggi Tutto…
Un sogno?
Una notte di sonno agitato, forse a causa di una cena gustosa ma pesante. Frequenti risvegli e chiara consapevolezza dei sogni che accompagnano il riposo.
Ricordo benissimo quel sogno.
La protagonista è mia moglie, una bella donna, longilinea, bionda naturale con stupendi occhi verdi, sensuale ma estremamente controllata in pubblico anche se ama un abbigliamento che metta in risalto il suo corpo.
Il sogno non si sviluppa in una storia, sono scene, immagini, brevi sequenze… forse icone dei miei desideri inconfessabili. Leggi Tutto…
Due labbra
Stanco, ecco come mi sento.
Stanco e stufo, non vedo l’ora che anche questa giornata finisca per potermi coricare.
Si avvicinano le feste, ed in queste terre per quelli come me le feste sono solo occasioni di mal di testa, lavoro in più e nulla di buono.
Tutte le persone che sono arrivate in città non sembrano avere altra volontà che cercare lite, rubare o scatenare risse.
I miei soldati pattugliano in continuazione le strade polverose, ma ciò serve solo a far spostare i tumulti in altre zone di questo luogo assurdo, come assurda adesso mi sembra l’idea di gestire il potere e la gloria di Roma in questi covi di barbari.
Da ore non faccio altro che giudicare uomini che si stanno rendendo colpevoli un po’ di tutto, liberare quelli più stupidi perché le carceri sono lì per esplodere, e diventano un posto ancora più pericoloso delle strade e delle taverne.
Stufo, stufo, stufo.
Darei qualsiasi cosa per una buona coppa di vino gelido, che neanche il mio potere quasi assoluto sembra riuscire a procurarmi.
Le due guardie sono immobili ai lati della porta, anche se la luce delle torce si riflette sulla loro pelle sudata.
Soffrono, sotto il pettorale metallico lavorato a sbalzo, con la tunica zuppa, ed il pesante elmo a coprire la loro testa.
Si stanno agitando, il cuoio ed il metallo che li coprono fanno rumore sfregando.
Sento le lance muoversi, le vedo piegarsi ad occupare l’uscio sorrette dalle braccia muscolose, scurite dal sole implacabile di questi posti.
Il centurione entra e saluta, portandosi il pugno al petto. Claudio, con me da tanto di quel tempo che non riesco quasi a ricordare.
“Ave…” un colpo di tosse, è imbarazzato. “C’è… lei.”
Lei.
Maddalena.
“Che passi”
Sento che la mia voce non riesce a non tradire l’eccitazione del momento.
Claudio indietreggia, lo vedo fare un cenno col capo e le lance si aprono. E poi lei.
Il centurione saluta, tirandosi alle spalle le tende.
Maddalena avanza verso di me alla luce delle torcie, la sera è calata veloce.
Il peplo di stoffa leggera e trasparente ondeggia intorno al suo corpo, svelandone le curve ad ogni passo. L’incedere è sinuoso, è sicura di sé.
“Vostra schiava, mio Signore…”













